Bambini a Sammoro, dopo la piena.

 

C'è scritto Signa, ma io nacqui a Sammoro 65 anni fa ed anche all'epoca eravamo a monte di Signa, così come anche all'epoca c'era un pulmanne ogni morte di papa, ma almeno le macchine erano più piccole e le strade tutte a doppio senso; non c'erano semafori e l'Arginestrada pareha un'autostrada tanto da poterci anche andare in bici. 
La domenica d'estate chi aveha sordi l'andaha a Quercianella, gli altri in Bisenzio a i Canaccio, almeno finché i colori di tendenza delle tintorie di Prato non divennero predominanti. D'estate Don Pollai, l'Amelia, Ivo e la su moglie ci riunivano tutti per le gite all'Abetone o su i Cimone.

Dopo le scampanellate notturne di quel 4 novembre 1966, quando i Priore (con la "P" maiuscola) svegliò tutta Sammoro per annunciare non l'unità d'Italia, ma l'arrivo della piena, mi spostai da via Olinto Fedi, di fronte alla Miriam, a via della Lama davanti alla Perazzi e in prima elementare ed anche in quinta, abitavo li, nel palazzo del Cardinale, ma a scuola andavo da solo, a piedi. 


All'epoca s'entrava alle 8.30 e io partivo poco dopo le 8; passavo dall'alimentari della Guglielmina ma andavo avanti, mi fermavo da i su marito, Ordenzo, al forno a legna, per il covaccino co ciccioli e, morsicandolo, un cinquantino di metri più avanti, l'ero già alla corte in do c'era lo Zio Fili che accomodava le bici e aveva una pompa di benzina, dove adesso c'è un improponibile alloggio. Li attraversavo la strada perché didilà la mamma di Gabriele l'aveha passato il ragù su i soffritto e l'era come aver già le paste in bocca: uno spettacolo. All'otto e venti, l'ero davanti all'edicola, l'unica che c'è ora nel comune di Signa, indò i Cappelli parea una montagna di zucchero filato, prima e dopo c'erano i Billocci con le scarpe, l'alimentari del Castellano, didilà Venio con i su figliolo Paolo che veniha a scuola con me, accanto Varo e i su forno, di fronte i Mangino che tagliava i capelli ma che soprattutto a Natale distribuiva ai più grandi il calendario tascabile e profumato con le donnine in abbigliamento succinto; sempre in piazza Alimondo Ciampi, già piazza del Trebbio, c'era la banca, la macelleria, l'ortolano, la casa del popolo, l'elettricista (lo storico Galiberti) e, dopo i Cappelli ma sempre in piazza, i macelli e Orestino, il re del carzino.  O nini mia, attro che Gigli, direbbe oggi la Vecchina di Sammoro!!!

A scuola c'era ancora il muro di recinzione degli anni 30 e le palle sui lati delle scale; la mi maestra l'era la Mannelli, a i cimitero la sta accanto a mi nonni materni Sabatino e Beppina,  nella parte che la sta franando da i 2009 e che i Fossi un'accomoda, mentre Umberto e l'Erina stanno dall'altra parte, quella più nova; in basso di fronte all'ingresso c'è l'ossarino d'Alfio, mentre Roberto e la Maria sono a sinistra, quando t'entri e tu vai verso la cappella Nesti, quella del "Cardinale"; più avanti, in zona protetta, c'è il Fantechi con la Dina. Si son ritrovahi tutti!

Prima d'andare alla casa del popolo in via delle Bertesche, i cimitero, la Manola e Alfio l'erano le persone più conosciute di Sammoro, dopo la levatrice e i Ciappi, custodi delle elementari quando i custodi erano tali e nella scuola ci dormivano e facevano da mangiare, per loro e per noi pidocchiosi che dopo la scuola si faceva i doposcuola con la Luciana, l'Alda


e la Manuela, figliola quest'ultima de custodi prima e poi anche mi zia, dopo che la levò dal celibato i mi zio Paolo, un 52 anni fa. Io e gli altri maschietti s'andaha a scuola non per la scuola ma per il doposcuola, quando c'erano i primi approcci con le bambine, quando con il grembiule s'era tutti dame e cavalieri, ma questo di riserva, che le un si montassero la testa! A noi maschietti c'interessava il torneo di calcetto nel prato dietro la scuola, indo c'è adesso la palestra e giù pedahe che le proseguivano d'estate sotto la casetta/palafitta della SIP in via degli Angiolini. Che mirabili partite fra una colonna e l'altra, indò i Vannini pareha Mariolino Corso. 

D'inverno invece dopo la scuola e il doposcuola erano già le quattro e mezza, in tempo per tornare a casa per la stessa strada e sempre da soli, fare merenda, vedere Rin Tin Tin o La Spada di Zorro, cenare e poi Carosello; la tv è in bianco e nero, due i canali. Bastahano! Siamo arrivati alle 20.45, è l'ora di andare a letto!

Poi si crebbe d'un paio d'anni e si principiò con le sassaiole a i bozzo fra una tinca e un pescegatto, dietro la fornace. C'era i Fabbri (Ballino) e i su cugino (i Gufo), i Buti, insomma, quelli di via Olinto Fedi, poi capitava anche i Moretti che stava didilà da i bozzo, nella corte dello zio Fili, qualche volta i Maceroni. Un giorno qualcuno portò delle biglie di legno con il foro nel mezzo, sicuramente fregate alla su mamma che cuciva le borse, come tutte le donne di Sammoro; maremma come le fischiavano, l'era un piacere sentirle ma non sentirle nelle cosce lasciate gnude dai calzoncini corti! C'era anche i Bitossi, i figliolo d'Enrico, li stava li dietro a i bozzo, ma lui ci faceva messa, un'era un violento. 

Poi le medie e le ragazzine a rovinare tutto; era finita l'epoca della spensieratezza, iniziava quella dei calcoli e delle preoccupazioni. Ma questo è un altro discorso.

Pattona

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