Quando Castruccio da Signa voleva "affogare" Firenze

Castruccio Castracani, signore di Lucca, nell'intento di portare i Ghibellini a sottomettere la Guelfa Firenze, nel settembre del 1325 occupò Signa, il cui castello dominava tutta la piana a valle della città sostenitrice del papa. La sua permanenza in Castel di Signa non rimane nota solo per i continui attacchi che da li partivano contro i fiorentini ed i paesi prossimi alla città e neppure per aver coniato in soli sei mesi di permanenza, una moneta, il "castruccino", quasi a sbeffeggiare i fiorentini; la permanenza di Castruccio nelle terre di Signa, resterà nota per una curiosità: l'idea di sommergere Firenze, intervenendo sulla gola della Gonfolina, fortificandone e rialzandone le sponde, in maniera tale che le acque dell'Arno, trattenute da questa forma di diga, potessero allagare la città.

(Stampa Zocchi 1744) Per chi non è del posto, va detto che la Gonfolina è una strettoia del fiume Arno nel comune di Lastra a Signa, tra le frazioni La Lisca e Brucianesi, lungo la statale tirreno/adriatica 67. Se è accertato dal ritrovamento di vari fossili di grandi dimensioni, vedi appunto la Lisca di balena dell'omonima frazione, che a monte della Gonfolina milioni di anni fa esistesse un vasto lago che copriva tutta la parte oggi individuata quale Valdarno medio, varie le leggende e teorie in merito al masso che adesso rimane e a come la sponda della Gonfolina abbia ceduto liberando le acque verso valle; leggende parlano dell'intervento di Ercole, alcuni studiosi invece guardano alle bonifiche dei romani per rendere più salubre la piana fiorentina, altri alla naturale corrosione dovuta al passaggio dell'acqua. Relativamente recente è il tracciato dell'attuale statale 67, ad opera del Granduca Leopoldo II nel XVIII secolo; precedentemente la strada principale fra Pisa e Firenze, passava da Malmantile. Adesso, al masso della Gonfolina, detto anche delle Fate, vi è una targa che ricorda come Leonardo da Vinci era solito recarsi ivi a studiare il movimento delle acque soprattutto sulla sponda opposta al masso dove l'Ombrone confluisce nell'Arno.

Tornando a noi, la zona di Signa era all'epoca di Castruccio, la più fiorente del contado fiorentino, grazie al porto fluviale e all'unico ponte fra Firenze e Pisa. Conscio che i fiorentini si sarebbero presto organizzati per tornare in possesso del castello di Signa, Castruccio pensò di colpirli usando la natura: alzare la diga naturale della Gonfolina in maniera tale che le acque arretrassero fino ad inondare Firenze. Diede quindi incarico ai suoi ingegneri di verificare la fattibilità del progetto e questi, per la fortuna dei fiorentini, sbagliarono grossolanamente, come descrive il Villani nella Raccolta degli Scrittori delle Acque, stampata in Firenze il 1723, affermando che i tecnici presentarono a Castruccio, disegni che indicavano "I calo d'Arno da Fiorenza in laggiù (Gonfolina) in 150 braccia".  Il Villani nella prefazione del libro ha modo di affermare che " grave affanno e danno avrebbe cagionato a' Fiorentini suoi nemici e se avessero i Maestri ben misurato e trovato che il calo del declive d'Arno non era, se non la trentesima parte di quanto essi ritrovarono, vale dire 5 braccia". Calcolando che un braccio fiorentino corrisponde a 58,32 cm, gli ingegneri informarono che occorreva rialzare di oltre 87 metri la sponda della Gonfolina, un'impresa impossibile. Oggi sappiamo, che la pendenza dell'Arno è del 4% secondo i dati dell'Autorità di Bacino e che il dislivello fra il centro di Firenze e la Gonfolina è di circa 15 metri, un dato ben diverso da quegli 87 e oltre dichiarati a Castruccio.

Male informato e nel timore di un attacco immediato, nel febbraio del 1326 Castruccio abbandonò Signa distruggendo il castello e il ponte sull'Arno; i fiorentini si salvarono per un errore di calcolo grossolano.






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