Vannacci: esempio di tattica di guerra applicata alla politica
Oggi mi addentro su un tema che non mi è proprio, ben fuori dai limiti della piccola Signa, ma non posso che cercare di analizzare il "fenomeno Vannacci". (immagine dalla pagina fb di Sky tg24)
Nel 2009 Beppe Grillo terminò di essere braccio satellite dell'Italia dei Valori di Di Pietro e formò un suo movimento indipendente, un partito che oggi sembra volergli presentare il conto. Grillo creò il M5* facendo ciò che meglio sapeva fare: urlare in piazza, fomentare la piazza dei delusi e dei sognatori, di coloro che sognavano un mondo perfetto ed una democrazia che nasce dal basso. Grillo esplose subito, sulle ceneri di una Italia dei Valori che si sciolse come neve al sole in seguito ad una puntata di Report, allora condotto dalla Gabbanelli. Si capì subito che la democrazia dal basso del nuovo movimento funzionava fin quando piaceva al "padrone", si perché Grillo si è sempre dichiarato padrone del simbolo e del partito, bastava una sua mail per espellere un aderente diffidandolo dall'uso appunto del simbolo. Oggi la causa Grillo/M5* si sta giocando nei tribunali.
Nel 2023, un generale che ormai è giunto all'apice della carriera, mette in atto ciò che meglio sa fare: agitare le acque e vedere come si muove la folla. Pubblica quindi un libro volutamente provocatorio, un libro che accende le tifoserie. Il risultato è ottenuto, sia dal lato economico, sembra 800.000 euro di guadagno, sia in termini di notorietà. Più la sinistra delle minoranze si accanisce contro di lui, più aumenta il suo consenso intorno all'idea militare del cameratismo, un consenso dato non solo dagli estremisti ma anche da quei cittadini che vedono il governo di cdx venire meno alle promesse elettorali, lo vedono soprattutto non saper gestire il tema sicurezza, che diventerà il campo di battaglia del Generale. Questo però non basta, per poter scalare la piramide politica, serve un taxi e lo trova in Salvini, alla guida di un partito che ha perso la scommessa nazionale e che il buon Matteo si sente sfilare dai gerarchi del Nord/Est. Quello fra Salvini e Vannacci è un accordo che non ha niente di politico, è solamente per il primo una temporanea scialuppa di salvataggio e per il secondo l'opportunità che aspettava per entrare nella gerarchia politica. Salvini farà forse l'errore più grosso della sua carriera e lo fa non solamente a proprie spese, ma a spese dell'intera coalizione, "sputtanando" il ministro della difesa del suo governo, Crosetto, che aveva preso provvedimenti disciplinari nei confronti del generale. Esempio di una coalizione dove la longevità è dovuta più alla tenuta degli interessi personali che ad un reale programma condiviso.
Il resto è storia recente. Vannacci con 500.000 preferenze si insedia in quel parlamento che ha sempre condannato e passa alla cassa dell'agonizzante Salvini; vice segretario del partito, una carica e delle responsabilità che gli consentono di affrontare le immediate regionali ponendo le persone di sua fiducia in ruoli chiave, come accade nel listino bloccato della Toscana. Le elezioni saranno un fallimento per la Lega, ma il generale ha raggiunto il suo scopo, da tempo miete riunioni semi segrete, fa leva su delusi e trombati di destra, parla con toni di battaglia, nella facile posizione di chi può dire ciò che vuole o meglio, ciò che il suo ipotetico elettorato vuole sentirsi dire. E' giunto il momento di staccare il flebile cordone ombelicale con la Lega ed inizia la fase della quantità e non importa chi, importanti sono i numeri ed anche quando questi non ci sono, in guerra è importante che appaino, un tempo si usavano soldatini di cartone da porre su improponibili campi di battaglia, adesso le guerre si fanno con gli algoritmi; ciò che resta invariato nel tempo è la necessità di velocità, la rapidità di spostamento strategico, la capacità di sorprendere il nemico. Non c'è cosa più semplice per il generale che sorprendere il nemico, poiché un solo uomo è al comando, poiché il suo unico compito dal 2023 è stato quello di programmare questa guerra, mentre gli altri dovevano almeno provare a rispondere agli impegni di governo, lui non doveva rispondere a nessuno ed a nessuno deve rispondere anche oggi, dal momento in cui per adesso la sua classe politica si basa sulla quantità e non sulla qualità, tanti soldatini agli ordini di un generale, dove il politico di lustro è una improponibile Laura Ravetto, transitata allegramente in pochi anni da Forza Italia, alla Lega, poi al Gruppo Misto e adesso alla corte del generale. Ecco che mentre gli altri sono ancora a domandarsi in quali città si voterà il prossimo aprile e quale la spartizione delle candidature, il generale cala il suo asso, anzi il suo generale dei Carabinieri di lunga esperienza, nella città dei maranza, una città dove, come in ogni altra piazza, il suo piccolo esercito amplifica ogni particolare elemento di degrado. Poi si rivolge con la fermezza di un condottiero agli ipotetici futuri alleati: questo è il candidato sindaco di Milano, se volete potete anche accodarvi. Che strana la politica italiana: si fa la guerra con chi ci è più vicino, ma è solo la logica conseguenza di chi antepone il proprio successo all'interesse collettivo e qui il generale non ha inventato niente.
Con Milano è' ufficialmente iniziata nel cdx una partita a scacchi, una partita giocata con il culo del popolo. L'opposizione? Incapace di proporre, non può che sedersi sulla riva del fiume domandandosi: ma quanti fascisti ci sono in Italia?

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