Il Referendum sulla magistratura con gli occhi del caso Forteto.
Lo scorso 11 febbraio avevo già scritto che "le ingerenze politiche in ambito giudiziario sono esistite dalla nascita della Repubblica"" ma non importa tornare così indietro nel tempo, basta guardare a casa nostra, fatti accaduti nel recentissimo passato nella civile e democratica Toscana, i fatti del Forteto, ancora oggetto di indagine della seconda commissione parlamentare, dopo che sono diventate definitive le condanne degli imputati (salvo la prescrizione per alcuni reati). Ed è proprio seguendo le audizioni delle due commissioni parlamentari che si manifesta la politicizzazione della magistratura, soprattutto attraverso la voce dei magistrati, una politicizzazione che attraversa tutta la storia quarantennale del Forteto, una cooperativa agricola che non aveva le caratteristiche di legge e neppure statuarie, per ricevere minori in affido e che ha esplicitato fin dal 1978, anno del primo arresto del Fiesoli, la criticità di un sistema giudiziario, ma direi un sistema istituzionale, NON indipendente da correnti politiche.
Abbiamo un primo esempio con i fatti conseguenti all'arresto per pedofilia nel 1979 del guru del Forteto Fiesoli e del suo braccio destro Goffredi e successiva condanna emessa nel 1985; immediatamente dopo il Presidente del tribunale dei minori di Firenze, giudice Giampaolo Meucci, affidò allo stesso Fiesoli un minore down, affermando che quella condanna era il frutto della persecuzione del mondo cattolico contro la sinistra. Il pubblico ministero che aveva arrestato e accusato il Fiesoli era il democristiano Carlo Casini, che alcuni mesi dopo si dimetterà dalla magistratura diventando deputato. Casini sarà poi sostituito durante il processo dal magistrato Gabriele Chelazzi, lo stesso magistrato che ha condotto con Luigi Vigna le indagini sui Georgofili ed altri attentati dei primi anni 90. La stessa PM Ornella Galeotti, il magistrato che con coraggio e determinazione ha diretto le indagini che hanno portato alle condanne del 2019, in audizione ha avuto modo di dichiarare: "Mi sono sentita molto sola. Molti colleghi mi hanno tolto il saluto, sono diventata il soggetto deviante nell'ambiente giudiziario fiorentino". Sempre in audizione la PM avrà modo di dire: "Gli atti per l'affidamento dei minori al Forteto erano più brevi e meno motivati dei miei decreti di sequestro della droga sequestrata ad ignoti", questo per sottolineare la superficialità di certi organi giudicanti.
Quanto sopra, per affermare che nel trattare l'argomento referendum non dobbiamo pensare che si possa ne divinizzare, ne demonizzare la magistratura per l'eterogeneità dei suoi appartenenti e che la garanzia per il cittadino resta nei tre gradi di giudizio. Assurdo sarebbe poi pensare ad una "immodificabilità" della Costituzione, considerando che l'assetto costituzionale è entrato in vigore nel lontano 1948 e che già allora erano previste possibili modifiche, non a caso i padri costituenti inserirono l'art. 138. Quindi, la modifica della Costituzione non è altro che un processo attuativo della stessa Costituzione.
Parliamone ma sulla base di ciò che è scritto, non di ciò che è ideologicamente pensato.
Precedenti post sul caso FORTETO
- Forteto: la sinistra fra angeli e demoni
- Forteto: quando il PD processò Bambagioni

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